FRANCESCO TOMADINI (1782-1862)
Ingiustamente poco conosciuto dai friulani che dovrebbero vedere in lui, nel secolo di San Giovanni Bosco, un tipico modello di filantropia cristiana, in una Udine ottocentesca, priva di servizi assistenziali e colpita da una miseria non frequente.
Di famiglia mediocre, fattosi sacerdote sentì una spinta evangelica di carità soprattutto verso gli orfani che dovevano essere numerosi particolarmente dopo le due epidemie di colera del 1836 e del 1855.
Sacrificò tutta la sua vita e anche le sue sostanze in un'ininterrotta opera di assistenza ai ragazzi rimasti senza famiglia.
Dotato di una sconcertante fiducia nella bontà degli uomini, da solo si decise a far nascere quella Casa degli Orfanelli, nel 1856, che divenne poi l'Istituto Tomadini, fino a qualche anno fa esistente nell'omonima via, laterale di via Treppo e oggi ricostruito modernamente in via Martignacco.
Francesco Tomadini non lasciò scritti né alcun'altra testimonianza di sé se non un testamento che è autentico capolavoro di carità evangelica.
Ma la sua opera, a favore dei minori diseredati di Udine, incontrò, in quell'ottocento anticlericale e in quel Friuli devastato dalle dominazioni napoleonica, austriaca, ancora napoleonica e poi asburgica, il pieno favore delle famiglie udinesi sia nobili che popolari.
La sua opera infaticabile e per certi versi di un coraggio sconcertante, interessò anche le amministrazioni pubbliche: fu perfino insignito della Croce di Cavaliere da parte del rappresentante del R.I. dell'autorità austriaca.
Zorutti, alla sua morte, ne compianse la scomparsa come di un cittadino di altissime qualità e tutta la cittadinanza udinese, con una partecipazione rara, lo accompagnò al cimitero di San Vito con un lunghissimo corteo.
Di famiglia mediocre, fattosi sacerdote sentì una spinta evangelica di carità soprattutto verso gli orfani che dovevano essere numerosi particolarmente dopo le due epidemie di colera del 1836 e del 1855.
Sacrificò tutta la sua vita e anche le sue sostanze in un'ininterrotta opera di assistenza ai ragazzi rimasti senza famiglia.
Dotato di una sconcertante fiducia nella bontà degli uomini, da solo si decise a far nascere quella Casa degli Orfanelli, nel 1856, che divenne poi l'Istituto Tomadini, fino a qualche anno fa esistente nell'omonima via, laterale di via Treppo e oggi ricostruito modernamente in via Martignacco.
Francesco Tomadini non lasciò scritti né alcun'altra testimonianza di sé se non un testamento che è autentico capolavoro di carità evangelica.
Ma la sua opera, a favore dei minori diseredati di Udine, incontrò, in quell'ottocento anticlericale e in quel Friuli devastato dalle dominazioni napoleonica, austriaca, ancora napoleonica e poi asburgica, il pieno favore delle famiglie udinesi sia nobili che popolari.
La sua opera infaticabile e per certi versi di un coraggio sconcertante, interessò anche le amministrazioni pubbliche: fu perfino insignito della Croce di Cavaliere da parte del rappresentante del R.I. dell'autorità austriaca.
Zorutti, alla sua morte, ne compianse la scomparsa come di un cittadino di altissime qualità e tutta la cittadinanza udinese, con una partecipazione rara, lo accompagnò al cimitero di San Vito con un lunghissimo corteo.
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